Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrarvi da un altro ingresso

Se chiedete a una persona perché legge i libri, generalmente la risposta verte su motivazioni legate a uno stato emotivo particolare, al gusto del sapere o più semplicemente a necessità di distrazione oppure qualcuno azzarda a spiegarlo come una esigenza di evasione dal mondo reale, come se la lettura ti isolasse da tutti gli altri che ti circondano, magari rendendoti apatico entrando in un universo tutto tuo e distante.

Beh, niente di più errato!!

Certamente è vero che ognuno di noi può essere spinto a aprire un libro (o a sfogliare fogli elettronici) tra i più svariati motivi e strettamente personali, ma credo di concordare con quanto dice Caramagna a tal proposito: Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrarvi da un altro ingresso.

Prima di tutto, occorre tenere in considerazione un aspetto fondamentale come fosse un assunto: una persona che legge avrà un pensiero critico e in questo modo sarà in grado di confrontarsi con ciò che lo circonda; e soprattutto la lettura lo renderà in grado di cambiare la propria condizione, in questo senso gli aprirà un nuovo mondo.

Da questo assioma discende tutto il resto.

La mente allenata alla lettura sarà pronta a interagire con tanti altri mondi, finanche a immaginare nuove realtà nelle quali il proprio io può calarsi al suo interno in mille sfaccettature.

Oppure ripercorrere le immortali vicende legate a pagine che hanno fatto la storia della letteratura: come diceva Umberto Eco, chi legge avrà vissuto 5.000 anni, c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito e aggiungo io, quando Dante immaginò un onirico viaggio nei regni divini, perché la lettura è un’ immortalità all’ indietro.

Passando a considerazioni più prettamente scientifiche, la lettura consente di connettere le aree del cervello deputate alla vista e al parlato. Queste migliorie di comunicazione sembra rappresentino un passo importante per il trattamento dei disturbi mentali e dei disordini dello sviluppo psichico dei bambini.

Inoltre, la lettura innesca un processo di sperimentazione emozionale in cui una parte del nostro pensiero, quella abile a deviare dagli schemi della realtà naturale e sociale impostati precedentemente alla nostra nascita, è potenzialmente una miniera profondissima dalla quale scoprire continuamente nuove immagini e racconti.

Molte ricerche recenti suggeriscono che la lettura migliora l’intelligenza emotiva e cognitiva degli individui: modificando e attivando le aree del cervello responsabili di queste facoltà, essa li aiuta a sviluppare qualità fondamentali nell’ interagire col mondo quali l’empatia, consentendo così di tenere in mente contemporaneamente più prospettive d’azione sociale, le quali possono risultare funzionali al mantenimento della relazione. Perché meglio si comprendono gli eventi in una narrazione, meglio si potrà capire e anticipare le azioni e le intenzioni di chi ci circonda.

Da ciò si può trarre il fatto che la lettura ci rende, in definitiva, più cognitivi e socialmente abili.

Quindi ritengo che leggere assume un’importanza fondamentale, ci consente di aprire tanti ingressi per entrate nella realtà o in altri infiniti universi, ma per giungere, in conclusione, all’esplorazione e comprensione dell’animo umano.

Un pensiero su “Leggere un libro non è uscire dal mondo, ma entrarvi da un altro ingresso

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