Impressioni su Una Ballata del Mare Salato di Hugo Pratt

Cari lettori, come promesso, eccomi a esporvi le mie impressioni sul graphic novel di Hugo Pratt.

Corto Maltese - Una ballata del mare salato #5: 125 anni di avventure di [Pratt, Hugo]

Autore: Hugo Pratt                                                                                                                              Titolo: Una ballata del mare salato                                                                                                Editore: Fiorenzo Ivaldi nella stesura originaria                                                                        Prezzo ebook:  3,99 euro                                                                                                                    Prezzo cartaceo: 11,90 euro copertina flessibile                                                                        Genere: narrativa a fumetti                                                                                                              lunghezza stampa: 255                                                                                                                        Anno di pubblicazione: 1967                                                                                                            Disponibile su: amazon

Era molto tempo che non leggevo storie raccontate a fumetti e, a essere sincero, ho riscoperto un tipo di lettura che avevo perso da molti anni. Da ragazzo ne ho letti di quei piccoli volumetti in cui venivano disegnati personaggi e gesta avventurose, a partire da Bleck Macigno, Capitan Miki, Zagor, Tex e in ultimo Mister No, che aveva fatto la sua comparsa all’inizio degli anni settanta e mi sono ritrovato a comprarne quasi regolarmente tutte le uscite per diversi anni.

Certo non erano proprio simili ai racconti di Hugo Pratt, in particolare per quanto riguarda la capacità espositiva delle immagini e per l’intensità delle storie e dialoghi, ma in quel periodo della giovinezza il mio sentire era più indirizzato a una lettura leggera.

E forse la scelta non era proprio casuale. Come diceva Umberto Eco in proposito: “quando ho voglia di rilassarmi leggo un saggio di Engels, se invece desidero impegnarmi leggo Corto Maltese.” Come a dire che i fumetti di Pratt richiedono un’attenzione particolare.

le vicende della ballata si svolgono nel periodo precedente alla prima guerra mondiale. Nei mari dell’estremo oriente, il capitano Rasputin e Corto Maltese, assoldati dal pirata chiamato “Il Monaco”, vogliono diventare ricchi rifornendo di carbone le truppe tedesche. Il capitano, che assomiglia fisicamente in modo notevole al  vero Rasputin che gravitava alla reggia dello zar, è molto spietato e non si fa remore a uccidere soldati e persone per la sua causa: fare denaro. Mentre Corto Maltese è di una umanità a volte disarmante, teniamo conto che è pur sempre un pirata, misto a un fare ironico simpatico e accattivante, e avvolto da un insolito mistero che infonde nei suoi atteggiamenti. Ma, forse, in fondo Pratt crede, al di là delle tragedie e facili uccisioni, nel lato buono degli uomini donando un profilo di fragilità al crudele Rasputin, quando, in un momento di abbandono, chiede a Corto Maltese cosa pensa di lui e del fatto che non riesce a farsi degli amici.

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Il racconto inizia nel momento in cui una gigantesca tempesta ha causato il naufragio di tante imbarcazioni. E’ il 1° novembre -il giorno di “Tarowean”, il giorno delle serprese – come esordisce il libro, e il capitano Rasputin, a bordo di un catamarano con marinai figiani, ritrova spersi nel mare prima due ragazzi di famiglia benestante, Pandora a Cain, su una scialuppa di salvataggio, e subito dopo lo stesso Corto Maltese, legato su una zattera. Mentre i due ragazzi vengono tenuti prigionieri, in vista di un probabile riscatto, il due capitani si recano a un appuntamento con ufficiali della marina tedesca per prendere accordi. Un successivo naufragio porterà Corto Maltese, Pandora, Cain e il primo marinaio Cranio, appartenente al popolo dei Maori, su un’ isola abitata da Papuani. Ne fuggiranno a suon di sparatorie e si ritroveranno in mare aperto su una piroga fino a quando non incontreranno il capitano Rasputin a bordo di un sottomarino tedesco. Giungeranno all’isola del pirata “Il Monaco” e alcune vicende porteranno Corto Maltese a rischiare la sua stessa vita. In un serrato susseguirsi di eventi e sorprese la storia giungerà a un lieto fine per i principali protagonisti.

Innanzitutto, l’opera di Pratt annovera nella sua costruzione tutti i diversi elementi che caratterizzano sia un romanzo popolare, sia un romanzo letterario. Una trama intrecciata accattivante in cui risaltano, in un armonioso crescendo, i conflitti tra i vari personaggi fino a capovolgimenti di stati d’animo, fisici o di posizione all’interno della storia. Si pensi a quegli attimi di pazzia che “Il Monaco” manifesta in certe situazioni, a quelle presunte morti a cui sottostanno i protagonisti oppure il passaggio da semplice marinaio a soldato di professione del maori Tarao e altri ancora. Un altro elemento è l’intreccio dei piani narrativi:  la storia è introdotta dalla voce dell’ Oceano Pacifico, si dipana attraverso la narrazione in terza persona ed è infine conclusa da una voce narrante fuori campo. Gli stessi personaggi devono la loro denominazione a fonti della letteratura: il nome del protagonista, Corto, potrebbe derivare da Kurtz, il protagonista di “Cuore di Tenebra” di Joseph Conrad, dalle cui storie Pratt trae ispirazione. Il suo cognome, Maltese, deriva dal titolo del romanzo hard-boiled di Dashell Hammet, “Il falcone maltese“, che ha per protagonista un investigatore cinico e riservato, ma con un profondo spirito etico, di cui Corto rispecchia in molti aspetti la personalità. Anche altri nomi sembrano avere un riscontro preciso: quello di Pandora, in riferimento alla mitologia greca, quello di Rasputin, che oltre a richiamare il crudele personaggio della corte russa, deriva da “Rasputa“, dissoluto, a caratterizzare quindi l’animo del personaggio, pronto a qualsiasi cosa pur di realizzare i propri fini.

I disegni di Pratt sono di una espressività unica, nelle tavole dove non ci sono conversazioni sono le sole immagini a parlare e dicono tanto. Parlano di paesaggi sconfinati con la vista che si perde all’ orizzonte, ma anche di spazi intimi e ristretti nei rapporti tra i vari personaggi, contatti personali involontari o voluti che sfociano a volte in eventi tragici: oserei dire che senza alcun dialogo il racconto si sarebbe capito ugualmente, meglio di un film muto. Si può dire, inoltre, che i veri punti di forza di quest’opera risultano essere le ambientazioni esotiche, che permettono di viaggiare e sognare con la fantasia: L’immensità del profondo Oceano blu che circonda un’imbarcazione, le acque cristalline degli atolli più sperduti dell’Indonesia, lo splendido tramonto di una spiaggia tropicale, i rituali indigeni alla luce di un falò, la leggiadra ala di un albatro, la minacciosa pinna di un pescecane a pelo d’acqua, la furia di un uragano.

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In questa ballata, anche se ha consacrato un personaggio come Corto Maltese, non risalta un vero protagonista, tutti i caratteri si fondono in un racconto corale. Pratt ci presenta un antieroe, che appare in maniera tutt’ altro che dignitosa, legato ad una zattera a seguito di un ammutinamento. Corto Maltese è un pirata che non rispetta la legge, riservato, romantico, idealista e segue un proprio codice etico:

“Dopo tanti eroi del fumetto che salvano il mondo, Hugo Pratt ne inventa uno che al massimo riesce a salvare se stesso. E il proprio onore. Non è poco, però.”
(Andrea Plazzi)

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Ogni personaggio sembra avere, sicuramente, un personale ruolo ma non così indispensabile sul quale centrare integralmente il vissuto della storia. Si potrebbe pensare a una sorta di alter ego tra i protagonisti: Rasputin, è il simbolo della dissolutezza, della mancanza totale di qualsiasi principio etico e morale, Corto è al contrario l’espressione dell’uomo poetico e romantico, con un proprio codice morale e integrità. Pandora rispecchia il modello della donna risoluta e pragmatica, dotata di sangue freddo ma anche di molta dolcezza, invece il cugino Cain è istintivo, da subito sfogo alle sue idee senza pensare alle conseguenze.
Così ogni protagonista presenta delle lacune che vengono completate da un altro personaggio, come se alla fine esistesse un unico soggetto che incarna in sé tutti gli aspetti possibili dei caratteri umani.

Probabilmente è proprio da ciò che deriva il termine “ballata” che lo stesso Pratt ha voluto inserire nel titolo, cioè  una massa corale ed eterogenea che, in modo sorprendente, si delinea in un’unità, attraverso una danza armoniosa e collettiva.

In questo senso, il contatto con la natura in un ambiente come quello marino, anche se non era così semplice come poteva essere un altro ambiente, è riuscito a pieno donando agli animali una sorta di speciale lato umano, come nella scena della fuga di Pandora dall’isola di Escondida insieme al marinaio maori Tarao. Questa sorta di empatia che si crea con il pescecane, che sembra guidare l’imbarcazione verso un’altra isola,  fa capire come Pratt abbia voluto creare un mondo, sì diversificato nei suoi diversi co-protagonisti, in cui si respira un senso di universalità.

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Infine l’avventura.

“Come la bianca vela dell’albatros sul monotono respiro del pacifico, così, vagabonda per vagare, va la vela del vero marinaio. Ieri come oggi, un giorno qualsiasi di questo gennaio-febbraio del 1915 che vede la fine di una ballata del mare salato.”

Questa è la conclusione della ballata. Un’avventura fine a se stessa , nel semplice piacere del vagabondare senza scopo, in assoluta libertà, “vagabondo per vagare”.

Con i suoi racconti Pratt ci rende “viaggiatori immobili”, ci coinvolge in un’avventura che è un viaggio senza meta, verso una destinazione ignota, e in fondo è proprio quello che ogni persona vuole da sempre: uscire dall’immobilità della personale Bonaccia, per seguire quella fresca brezza che ci spinge a vele spiegate verso una nuova avventura, un’esperienza che forse la realtà stessa non può darci, e che solo un buon libro può regalare.

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