Impressioni sul teatro di Arturo Brachetti – Solo

A volte il teatro è magia.

Perché le immagini sono magia, l’infanzia è magia, le emozioni sono magia.

Una magia di sicuro unica, ma forse non irripetibile, perché sono sicuro che Arturo Brachetti, nelle rappresentazioni messe in scena anche per due o tre serate di fila, non ripropone in ogni più piccolo dettaglio le stesse magie. Di certo non quei piccoli intoppi, dovuti a problemi tecnici, come è successo alcuni giorni fa.

Il suo talento artistico avevo già avuto modo di vederlo nelle sue apparizioni in tv, tanti anni fa, e mi ero ripromesso di dover assolutamente presenziare a una delle sue performances.

L’occasione mi si è presentata giusto questa estate, quando ho notato, affisso all’ufficio informazioni del Comune dove abito, la locandina delle proposte teatrali della stagione in corso. Il primo appuntamento era proprio quello di Brachetti, nel one man show denominato “Solo”.

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L’artista piemontese si esibisce nel quick-change, cioè nel cambiarsi ripetutamente d’abito nel giro di  pochissimi secondi, arrivando anche a impersonare 100 personaggi in un singolo spettacolo. Questo lo ha portato a diventare celebre in tutto il mondo, ricevendo numerosi premi, di cui la maggior parte all’estero, e ad entrare anche nel Guinness World Records come il più prolifico e veloce trasformista al mondo.  A questo unisce esibizioni di circo contemporaneo, giocoleria, acrobatica, sand painting, giochi d’ombre e, in particolare, video mapping nelle cui immagini la sua figura si fonde alla perfezione.

Chi di noi, intendo soprattutto quelli di una certa età, non si è soffermato (ahimè sempre più spesso ultimamente) nei piacevoli ricordi dei tempi andati. Soprattutto di quelli dell’infanzia e adolescenza, il momento di spensieratezza della nostra vita.

L’incipit della scena teatrale di Brachetti, che verrà ripreso di continuo sul palcoscenico, è costituito dall’apparizione di una casa in miniatura, realizzata in modello Barbie per capirci, le cui stanze apribili dall’esterno vengono frugate da una piccola telecamera mossa dalle sue mani, o di un suo collaboratore, e le immagini proiettate su uno schermo gigante.

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All’interno degli ambienti, i ricordi (persone e oggetti), richiamati dalle immagini, prendono vita nelle continue trasformazioni dell’artista.

Un semplice cerchio bucato di stoffa assume la forma di svariati tipi di cappelli, rappresentando ben venticinque costumi diversi, di tante epoche storiche e non solo italiani.

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Nella stanza del tempo Brachetti si trasforma nelle quattro stagioni, con il sottofondo musicale di Vivaldi.

La cucina è il teatro di una piccola farsa napoletana, uno dei momenti più divertenti dello spettacolo in un continuo entrare e uscire sulla scena degli stessi personaggi: un cuoco e una cameriera alle prese con un banchetto di nozze, uno sposo troppo focoso che si avventa sulla cameriera, la sposa gelosa e la suocera che sistema tutto con tanto di fucile.

Altrettanti personaggi, con abiti di ogni foggia, si animano magicamente dentro la stanza da bagno, mentre, in maniera surreale, è seduto nel water.

E così tanti altri costumi appaiono a coprire la sua figura, mentre uno sbuffo di fumo viene lanciato sul palco o un telo colorato si alza e scompare in pochi secondi.

Si nota, allo stesso tempo, una sacralità e un’ironia graffiante; una onirica rappresentazione delle illusioni, trasformate in verità e viceversa, che ciascuno si è portato dentro negli anni dell’infanzia.

Si assiste a un caleidoscopio di immagini, costumi, personaggi e scenografie che lascia meravigliati, che ti fa arrivare al fuoco d’artificio finale senza che te ne accorgi. Un’ ora e mezza passa come per incanto.

I momenti poetici, disegni con la sabbia o le ombre cinesi, e introspettivi, si incuneano con delicatezza e precisione a motivi più prettamente tecnologici, utilizzando mirabolanti giochi di luce computerizzati.

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Un leitmotiv quasi costante nell’intera rappresentazione è la presenza della sua ombra. Un collaboratore in carne e ossa che si muove per proprio conto contro la volontà dell’artista, portando alla mente l’impertinente ombra di Peter Pan. E così Brachetti inizierà a volare nella fantasia più sfrenata, richiamando alla memoria musica e personaggi delle fiabe antiche oppure i supereroi Marvel fino ai Ghostbusters, alle icone della musica mondiale con Pavarotti, Celine Dion, Madonna, Michael Jackson o tutti e quattro i Beatles, fino alle serie tv, da Happy Days a Star Trek, e al più recente Breaking Bad.

Forse l’ombra vuole rappresentare la coscienza individuale dell’artista, o quella collettiva della società, che cerca di distoglierlo dalle sue fantasie, imponendogli di rimanere con i piedi per terra. Ma, alla fine si rassegna e accetta il folletto presente in lui: che male fa essere un po’ spiritosi e cercare di realizzare i propri sogni, per trovare la personale felicità!

Per un’ora e mezza si sogna veramente a occhi aperti e si esce dal teatro con un bagaglio di stupore dai contorni magici.

È stata tutta un’illusione o la vita è stata diversamente proiettata?

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