Le mie impressioni su Dalla mia casa non si vede il mare – di Maura Maioli

Cari lettori eccomi di nuovo qua, con un bellissimo libro.

Il romanzo di Maura Maioli appartiene a quella categoria narrativa che lascia il segno.

Autore: Maura Maioli                                                                                                                          Titolo: Dalla mia casa non si vedeva il mare                                                                                Editore:  Italic                                                                                                                                  Prezzo cartaceo: 16,00 euro copertina flessibile                                                                      Genere: Narrativa                                                                                                                                Pagine: 172                                                                                                                                              Data di pubblicazione:  19 maggio 2016                                                                                        Disponibile su: amazon

TRAMA

La signora Dora, ormai ottuagenaria, vuole riunire la sua famiglia, i nipoti, gli unici parenti rimasti, organizzando un pranzo nella sua casa. Aiutata dalla badante di origine ucraina, prepara l’evento disponendo praticamente tutto, anche se la sua assistente vorrebbe cambiare alcune cose: la tovaglia e la disposizione dei piatti e tovaglioli, oppure le pietanze a base di carne o piuttosto di verdure e l’abito da indossare. Ma capisce che è la festa di Dora e solo lei ne deve essere l’artefice.

L’attesa della riunione di famiglia è intervallata da ricordi che si rincorrono da un personaggio all’altro, mettendo in evidenza il carattere di ciascuno e i rimorsi o i pensieri  non detti o detti di troppo, forse solo per il gusto di far del male. Alberto, Emilia – fratelli – e Lara e Caterina hanno passato parte della propria infanzia giocando insieme, in gioia e in dolore, vivendo praticamente nella stessa casa o in un condominio vicino, subendo i rapporti tra i famigliari. In fondo la storia rappresenta uno spaccato di vita che molti di noi, a quel tempo ma anche adesso le cose non credo siano cambiate, avranno affrontato nei contatti tra amici di infanzia e genitori e parenti. Ognuno dei personaggi ha poi affrontato la propria vita, sposandosi e separandosi, e il richiamo di questa signora, rimasta ormai sola dopo la morte dei parenti più stretti, li costringerà a fare i conti con il proprio passato. E le reazioni sono le più differenti. Alberto vivrà il ritorno a casa con gioia, aldilà della sofferenza personale di una separazione, anche solo per rivedere la zia, o madre adottiva, a differenza della sorella Emilia, devastata da forti emicranie curate con potenti terapie che la rendono inebetita, o addirittura dell’amica Caterina che rifiuterà l’invito. E Lara, attirata forse più dal ritorno alla casa in cui aveva vissuto da ragazzina insieme all’amato padre, pensando di poterlo ritrovare nelle stanze dove lo ricordava nei suoi affettuosi e gentili atteggiamenti.

Il libro è un continuo ritorno al passato, e non poteva essere altrimenti. La zia Dora, alla sua veneranda età, non poteva che vivere di ricordi e a questo scopo desidera rivedere in un ultimo incontro i suoi nipoti con la scusa del pranzo. Un ritorno a parole non dette che l’anziana signora ha annotato in una sorta di lettere intestate a ciascuno dei nipoti e che tiene nascoste nell’armadio.

La capacità dell’autrice di scavare nei sentimenti, cogliendo quegli aspetti celati al pensiero ma che vengono rivelati dalla sua attenta prosa, è veramente sorprendente.

… sapeva di proteggere quei ricordi dal tempo, perché giustificassero quello che riusciva a sentire e quello che non sentiva più. Se avesse potuto dire tutto a Caterina, le avrebbe detto che è un illusione credere che con il tempo la nostra storia si riempia, quando siamo noi che la raccontiamo a noi stessi per sfuggire il vuoto con cui il tempo l’aggredisce. Caterina era convinta che il viaggio fosse il nostalgico capriccio di chi vuole trovare il tempo perduto, quando in realtà di quel viaggio Lara aveva bisogno per continuare a definire la sua vita.

Il riuscire a cogliere nei più semplici gesti un aspetto profondo che rivela il carattere o inclinazione del personaggio. Una sottigliezza di introspezione nelle gestualità che lascia meravigliati.

Con suo padre ogni cosa occupava il proprio spazio come se niente altro avrebbe potuto fare, come se fosse disegnata per sistemarsi in un modo preciso. Ciò rendeva solido e definito il mondo, quanto meno il loro mondo. Quando suo padre era morto, per lei il mondo aveva smesso tutt’a un tratto di essere solido.

Spazio è una parola che ricorre spesso, come il vuoto occupato da qualcuno o qualcosa la cui discreta presenza riveste un’ importanza determinante, la cui perdita priva di profondo significato la stessa vita.

E’ forte il richiamo al tempo, la memoria. Citati dall’autrice in una favola che la badante amava raccontare alla figlia: “Non piangere, fanciulla. Le relazioni non hanno tempo. O forse sono solo tempo.”

O sul finale del libro: La memoria è l’unica cosa che possiamo opporre alla morte, il solo luogo in cui gli oggetti, i luoghi e le persone con le loro storie continuano ad agire. E’ lì che meticolosamente costruiamo il nostro passato per opporci alla fuga del presente. E’ lì, sul fondo, che qualcosa resta sempre.

Proprio un bel libro Risultati immagini per immagini di volpe Risultati immagini per immagini di volpe Risultati immagini per immagini di volpe Risultati immagini per immagini di volpe

Ora non posso fare a meno di accennare a brevi note biografiche dell’autrice, se non altro perché abita nella mia stessa città.

Maura Maioli, insegnante e traduttrice, è nata a Rimini nel 1963, vive e lavora a Fano. Il racconto che più la contraddistingue è il romanzo Le Colline del Silenzio (Guaraldi 1995), con il quale è arrivata finalista all’ottava edizione del premio Italo Calvino, e altri scritti Dila e gli altri (Italic 2009) e Per un’estate sola (Italic 2012).

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